Francesco Munzi è il regista di Saimir, che non mi aveva fatto impazzire ma che era è piaciuto a quasi tutti. Ora ritorna sugli stessi temi con una storia corale e molto ben sceneggiata, presente alla Quinzaine des Réalisateurs a Cannes.

La trama
Torino. La moglie di un industriale di provincia, Silvana (Sandra Ceccarelli), sofferente da tempo di disturbi nervosi, si convince che la giovane domestica rumena Maria (Laura Vasiliu) sia responsabile della sparizione di alcuni oggetti preziosi nella propria casa. Senza alcuna prova, contro la volontà del marito Giovanni e soprattutto della giovane figlia Anna, la donna decide di licenziare su due piedi la giovane. Maria decide di tornare in casa del suo ex fidanzato, Ionut (Constantin Lupescu), da poco uscito di galera e coinvolto in traffici poco leciti con un cocainomane italiano (Stefano Cassetti).
Il commento
Le paure e il razzismo. Italiani ricchi e poveri, rumeni che cercano di rifarsi una vita. Un film attualissimo che ci mostra la cruda e dura realtà. La particolarità molto positiva del film è il punto di vista di Munzi: riece a concatenare benissimo le tre sottotrame e mostra il pensiero di tutti, non ci sono moralismi, non c’è la netta distinzione, a volte insopportabile, tra buoni e cattivi, tutti hanno le loro “brutture” e la loro amoralità, senza edulcorazioni né condanne. Gli attori sono in parte: straordinario Stefano Cassetti che ricordavo in Roberto Succo, molto brava anche Laura Vasiliu, la protagonista di 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni, unica nota stonata è Sandra Ceccarelli, intensa come due calzini in ammollo.

Lo stile di Munzi è volutamente semidocumentarista con pochi guizzi “artistici”, il regista ha effettuato un anno di ricerche sul “campo” per costruire questa storia, e ce la mostra proprio con uno stile per nulla “abbellito” e pieno di verismo. Strepitosa e ansiogena scena finale che da sola vale il prezzo del biglietto.Fosse francese sarebbe un capolavoro.
Voto ***

