Scrivo mentre nella testa mi frullano pensieri scomposti.
- Wes Anderson mi è sempre piaciuto.
- Certo... Rushmore e I Tenenbaum sono ottimi film!
- Mentre è stata una mezza delusione Steve Zissou.
- Verissimo!
- Però questo conferma il suo indubbio talento visivo e narrativo.
- Sicuro!
- Mi fa pensare al miglior Blake Edwards.
- Addirittura?
- Si però gli manca qualcosa
- Cosa?
- Non lo so.
- Cos’è una citazione della sceneggiatura di Anderson?
- Non lo so.
Lasciamo i dubbi a dopo, e iniziamo dallo strepitoso cortometraggio parigino con Natalie Portman che fa da prologo e da epilogo al film (visto il racconto che ne farà Schwartzman nel finale).
HOTEL CHEVALIER
LEI se questa notte facciamo l’amore mi sentirò una merda
LUI a me sta bene

Ambientato nella stanza di un lussuoso hotel parigino, l’Hotel Chevalier, racconta di una storia d'amore senza speranza tra uno sconsolato ragazzo in esilio amoroso (Jason Schwartzman) e una fanciulla bellissima e un po' crudele (Natalie Portman), che improvvisamente piomba a turbare la malinconia di lui. 5 minuti di tecnica sinuosa, quattro battute, musica straniante e bellissima, una scena di sesso e due personaggi che con gli occhi raccontano la loro vita... Meraviglioso.
E Natalie Portman è semplicemente da urlo! E non può ricordare Jean Seberg di Fino all’ultimo respiro...


Voto ***1/2
IL TRENO PER IL DARJEELING
- cosa è successo?
- il treno si è perso!
- ma come... ha le rotaie!
Forse non è esattamente così il dialogo ma è una battuta meravigliosa.

La trama
Tre fratelli (Adrien Brody, Jason Schwartzman e Owen Wilson) viaggiano su un lentissimo treno che attraversa l'India. Dopo la morte del padre, i tre hanno pianificato un vago pellegrinaggio in cerca della madre (Anjelica Huston) per provare a ricostruire un rapporto familiare.
Il commento
Si inizia con Bill Murray e Adrien Brody che corrono al rallentatore per prendere al volo un treno e la musica di sottofondo è da subito fantastica. Ci accompegnerà per tutto il film una colonna sonora geniale che omaggia gli anni ’70 combinando le musiche dei film di Satyajit Ray con i Kinks e i Rolling Stones.
Ci si immerge subito in una tragicommedia tra personaggi buffi e malinconici in cui, come si è scritto, si sentono gli odori e ci si strabilia per i colori. Divertentissimo e pieno di un umorismo lunare e sofferto. Anderson è poi bravo nel cambiare spesso registro virando sul dramma e sorprende non poco, però trova una grande difficoltà nel dare una profondità ad una storia risaputa e di per sè poco consistente: il tema dei tre fratelli che trovano, forse, se stessi in India, è un po' banale ed esile. Con il suo stile e la sua comicità Anderson riesce comunque a farne un buon film anche se molto meno angoscioso di I Tenenbaum, infatti anche la morte ha un valore “positivo” simboleggiando la riappacificazione dei fratelli.

In definitiva Il treno per il Darjeeling solo a tratti sembra avere qualcosa da dire, però Anderson ci gioca con una bravura indiscutibile che affascina: come non ridere a crepapelle per chicche come la scena slapstick del serpente? E come non ammirare la bellezza stilistica della carrellata prefinale conclusa con Natalie Portman sul letto d'hotel? Una carrellata che mi ha ricordato l’immensa scena finale de I vitelloni di Fellini...
- E come concludo?
- Non lo so.
- Diciamo che è un bel film
- Certo
- Lo rivedrai?
- Non lo so.
Voto **1/2
Ps. Perchè titolarlo Il treno per il Darjeeling quando l’originale era Darjeeling Limited? E soprattutto perche “per il Darjeeling”, quando Darjeeling è una citta? Oppure intendevano Il treno per il tè Darjeeling?