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venerdì, 25 luglio 2008
 

Chiuso per...

gra sb

racconterò... forse prossimamente...

postato da ClaudioCasaz | 12:52 | commenti (7)
vita, deliri


mercoledì, 23 luglio 2008
 

italianiiiiiiiiii: i migliori (miei) film italiani della storia

Tempi d’estate e stanchezza sia di visione che di scrittura. Mi riciclo con una classifica dei migliori film italiani della storia... Ne ho scelti una quarantina con molte difficoltà e omissioni, ho comunque cercato di non monopolizzarla con un regista o con un periodo storico...
 
PODIO E MEDAGLIA DI LEGNO...
  1. umberto dUmberto D
    (De Sica, 1952)
 
i-vitelloni I vitelloni
 (Fellini, 1953)
 
una vita difficile TPA 88Una vita difficile
(Risi, 1961)
 
CC'eravamo tanto amati
(Scola, 1974)
 

5. Roma città aperta
(Rossellini, 1945)

 
  1. Ladri di biciclette
    (De Sica, 1948)
 
  1. Otto e mezzo
    (Fellini, 1963)
 
  1. Senso
    (Visconti, 1954)
 
  1. La dolce vita
    (Fellini, 1960)
 
  1. Il conformista
    (Bertolucci, 1970)

  2. L'albero degli zoccoli
    (Olmi, 1978)
 
  1. La grande guerra
    (Monicelli, 1959)
 
  1. Europa 51
    (Rossellini, 1952)
 
  1. Rocco e i suoi fratelli
    (Visconti, 1960)
 
  1. Il sorpasso
    (Risi, 1962)
 
  1. Il Gattopardo
    (Visconti, 1963)
 
  1. La donna scimmia
    (Ferreri, 1963)
 
  1. Una giornata particolare
    (Scola, 1977)
 
  1. Novecento
    (Bertolucci, 1976)
 
  1. Salvatore Giuliano
    (Rosi, 1962)
 
  1. Divorzio all'italiana
    (Germi, 1961)
 
  1. Salvatore Giuliano
    (Rosi, 1962)
 
  1. Il Casanova di Federico Fellini
(Fellini, 1976)

  1. Il ladro di bambini
(Amelio, 1992)
 
  1. I soliti ignoti
    (Monicelli, 1958)

  2. Riso amaro
    (De Santis, 1949)
 
  1. Bellissima
    (Visconti, 1951)
 
  1. Accattone
    (Pasolini, 1961)
 
  1. Il divo
(Sorrentino, 2008)
 
  1. Il grido
    (Antonioni, 1957)
 
  1. Viaggio in Italia
(Rossellini, 1953)
 
  1. Caro diario 
(Moretti 1993)
 
  1. Così ridevano
(Amelio, 1998)
 
  1. Ossessione
(Visconti, 1943)
 
  1. Indagine su un cittadino…
    (Petri, 1970)
 
  1. Io la conoscevo bene
    (Pietrangeli, 1965)
 
  1. Germania anno zero
(Rossellini 1948)
 
  1. Salò o le 120 giornate di Sodoma
(Pasolini, 1975)
 
  1. I pugni in tasca
    (Bellocchio, 1965)
 
  1. Romanzo popolare
    (Monicelli, 1974)
 
 
 
 


venerdì, 18 luglio 2008
 

Il ciclismo dei furbetti è un malato grave che non vuol saperne di morire!!!

Rimango con grande tristezza a parlare di ciclismo... Sempre incazzato e deluso... Copioincollo un bel pezzo del grande Gianni Mura (tratto da www.repubblica.it) che smonta l'insopportabile detto "nel ciclismo si dopano tutti" e negli altri sport sono invece tutti santarellini....

Il ciclismo dei furbetti

NARBONNE - Nessun alibi per Riccò, nessuna attenuante, nessuna tristezza. Un po' di delusione per chi credeva che l'Epo fosse un aiuto per ciclisti al tramonto. Ma Riccò ha 24 anni, ha infiammato le strade del Tour come fece il suo idolo Marco Pantani, s'è pavoneggiato in modo quasi irridente alla luce dei fuochi, danzando come un folletto, e poi lo stesso fuoco lo ha preso, lo ha ridimensionato, lo ha bruciato. Il Cobra rientra nella tana, il Furetto pure.
L'Epo di Riccò è di una categoria più sofisticata rispetto a Beltran e Dueñas, i due spagnoli messi fuori corsa prima di lui. Anche la Saunier Duval è una squadra spagnola. Ma Riccò è italiano, era indicato come il futuro del nostro ciclismo, e questo può far male, è un futuro già interrotto. Molto più male, però, fa il doping al ciclismo e allo sport, ecco perché sarebbe sbagliato fare di questo ragazzo la vittima di un complotto internazionale.

Quando si parla di pulizia, il pubblico ha il diritto di chiedere: ma questo Riccò portato via dal Tour dai poliziotti è lo stesso che è arrivato secondo al Giro d'Italia superando tutti i controlli predisposti dall'Uci? Sì. Perché i controlli sono diversi: in Francia c'è una legge dello Stato che soccorre lo sport anche nei costi dell'antidoping, ormai elevatissimi, al punto da mettere in pericolo le casseforti dell'Uci.
Micera o Dynepo con una molecola modificata o Epo di seconda generazione (definizione che mette vagamente i brividi), Riccò ci è cascato. Perché queste varianti dell'Epo non erano rintracciabili fino a un mese fa. A Losanna e a Chatenay Malabry hanno trovato il modo di rintracciarle. Il ciclismo avrebbe bisogno di corridori meno attenti al look e alla farmacia e più all'essenza di questo sport. Riccò, con minore profondità umana e drammaticità dei gesti, era avviato a diventare un'incarnazione di Pantani, l'uomo solo al comando sulle salite. E' stato scoperto e fermato prima di conquistare molti cuori, con quel misto di arroganza e ingenuità, di faccia buona e pedalata feroce. La brutta notizia è per Riccò, non per il ciclismo.


Dove, forse, le distanze non sono mai state così brevi tra l'antidoping e il doping. Dieci anni fa dal Tour di Pantani era scacciata la Festina di Virenque e altre squadre, in maggioranza spagnole, erano andate via per solidarietà. Ieri, la squadra di Riccò si è ritirata su fermo consiglio, diciamo così, degli organizzatori, prima che esplodesse un altro bubbone. Che riguarderebbe Hautacam, uno tra Cobo Acebo e Piepoli o forse tutti e due.

In questa operazione di pulizia e polizia che sembra affossare per l'ennesima volta il ciclismo (un malato grave che non vuol saperne di morire) credo si debba vedere un segnale di moderata speranza: i tempi stanno cambiando, come nella canzone di Dylan, ma soprattutto le analisi, e tutti dovranno regolarsi. Di furbetti che saltano le code, non pagano le tasse, truccano i bilanci abbiamo larghissima esperienza nella vita di tutti i giorni, e spesso la legge non è molto contro di loro. Non lamentiamoci dunque per l'esclusione da una competizione sportiva di un atleta che truccava il suo sangue. Chi dice di fare ciclismo per passione dovrebbe sapere che il primo atto d'amore è rispettare le regole. A chi mi chiede perché continuo a seguire il Tour, rispondo: perché non tutti imbrogliano, fossero solo quindici o venti varrebbe la pena di seguire la corsa. E poi perché ogni tanto succede che gli imbroglioni li mettono fuori gioco. Se gli altri sport (tutti, diciamolo) fossero controllati come lo è il ciclismo, si troverebbero vagonate di positivi. E' un altro discorso, va dalle piscine ai campi di tennis, dagli stopper ai piloni, e forse a un modo di vivere sempre più da farmacodipendenti della nostra società. E' un altro discorso ma sarebbe grave ignorarlo.

(18 luglio 2008)



giovedì, 17 luglio 2008
 

Risvegliarsi e trovarsi nell'incubo...

I dolori dello sport. Due settimane di esaltazione a vedere il Tour in tv ed ecco la classica doccia fredda... Che male che fa... Ogni volta è la stessa storia...

Riccò choc, positivo all'Epo

Tracce di Eritropoietina nelle urine del corridore italiano nel controllo effettuato dopo la crono di Cholet, la stessa nella quale fu riscontrata la positività di Dueñas. La squadra si ritira in blocco. Fischi e insulti per il modenese. Ballerini: "Spero sia un valore fisiologico". Cobo: "Notizia terribile". Kirchen: "Non sono sorpreso"

Riccardo Riccò, 24 anni, nell'occhio del ciclone. Reuters

Riccardo Riccò, 24 anni, nell'occhio del ciclone. Reuters
LAVELANET, 17 luglio 2008 - La notizia è apparsa alle 12.26 tra le news del sito de L'Equipe: "Riccardo Riccò positivo ai controlli antidoping. Tracce di Epo di terza generazione nelle sue urine".
CHOLET - I controlli si riferiscono alla cronometro individuale disputata l'8 luglio scorso a Cholet. La conferma arriva da Pierre Bordry, presidente dell'Agenzia francese della lotta al doping, l'unico organo accreditato dall'Aso, che da questa edizione ha estromesso l'Uci: "Le tracce di Epo di terza generazione sono state trovate negli esami svolti dopo la quarta tappa". Nella stessa frazione fu riscontrata la positività di Dueñas della Barloworld, che però è stato fermato ieri. Quanto a Beltran, lo spagnolo della Liquigas, non aveva superato i test già l'11 luglio.
STATO DI FERMO - Il modenese, che prima della 12ª tappa era nono in classifica con 2'29" di ritardo dalla maglia gialla, aveva vinto due tappe: quella di Super Besse il 10 luglio, e quella di Bagneres-de-Bigorre, quattro giorni dopo. L'atleta è stato raggiunto dalla gendarmeria nel van della Saunier Duval, prima della partenza della dodicesima tappa, e portato via a bordo di un'auto della squadra per essere interrogato mentre la folla lo copriva di fischi e insulti. Attualmente si trova in stato di fermo nel quartier generale della Gendarmeria di Lavelanet. Per la legge francese il doping è un reato penale, con pene fino a 5 anni e multe fino a 75mila euro.
RITIRO IN BLOCCO - Tutta la Saunier Duval-Scott, ha deciso di non partire per protesta nella 12ª tappa, la Lavelanet-Narbonne di 168,5 chilometri, ritirandosi dal Tour de France e sospendendo ogni attività agonistica.
IL CERA - L'Agenzia francese per la lotta al doping aveva già testato il corridore della Saunier Duval-Scott diverse volte, tre prima della partenza e una dopo l'arrivo solo nella prima settimana della Grande Boucle. Riccò avrebbe utilizzato il CERA, attivatore continuo dei recettori dell'eritropoietina ma sembra che le ultime analisi condotte dall'AFLD abbiano evidenziato livelli anomali di ematocrito ed emoglobina per un totale di 20 atleti iscritti.
L'ACCUSA DI KIRCHEN - "Se dovesse essere confermata, sarebbe una notizia terribile per la nostra squadra", ha detto lo spagnolo Juan Josè Cobo, secondo dietro Leonardo Piepoli nella tappa di Hautacam e ottavo in classifica generale. Durissimo il commento di Kim Kirchen, che ha vestito la maglia gialla proprio fino al giorno della doppietta Saunier: "Non mi sorprende che sia capitato a Riccò".
BALLERINI - "Mi ricordo che anche tra i dilettanti aveva avuto problemi legati al doping e poi tutto si risolse perché si scoprì che i suoi valori erano alti fisiologicamente". Stenta a crederci Franco Ballerini, il direttore tecnico delle Nazionali di ciclismo, intervistato dall'agenzia Dire. Una pedina in meno anche per le Olimpiadi di Pechino. "Era riserva, non era fra i titolari - spiega -. La possibilità di schierare un uomo in più mi aveva fatto pensare di schierarlo da riserva: io non ho parole sulla vicenda. Un rimpiazzo? La notizia non mi ha fatto pensare a nessun altro. Io vado avanti con il mio progetto e spero che alla fine possa essere vincente". Alla fine un augurio per il modenese. "Mi auguro che sia un valore fisiologico. Altrimenti, non ho parole".
IL TOUR VA AVANTI - La dodicesima frazione è intanto partita regolarmente. Alle 13.24 è stato dato il via: 159 i corridori rimasti. Nibali indossa la maglia bianca di miglior giovane, Sebastian Lang quella di miglior scalatore. Entrambe erano di Riccò fino a questa mattina.
(tratto da www.gazzetta.it )


venerdì, 11 luglio 2008
 

FUNNY GAMES: l’originale angoscia

 
- Perché fate così?
- Perché no?
 
 
Esce oggi il remake (si dice identico inquadratura per inquadratura all'originale), io non ne sentivo la necessità, ancor più dopo il trailer che rimanda assurdamente a Arancia Meccanica, ma le parole di Haneke forse mi convincono:
 
“i consumatori per antonomasia di violenza sono gli americani, perciò quando mi hanno proposto la possibilità di un remake, ho pensato che fosse una piacevole occasione per portare il film al pubblico per il quale sarebbe stato perfetto”
(Michael Haneke)
 
 
L’originale è il terzo film di Haneke dopo Benny’s video e 71 frammenti di una cronologia del caso e prosegue la sua opera di distruzione della borghesia occidentale, un film inquietante e insostenibile come pochi altri. Polemiche a non finire già da Cannes quando il film fu presentato.
 
FunnyGames.article
La trama
Austria. Un giorno d'estate, una piccola famiglia benestante, padre (Ulrich Mühe), madre (Susanne Lothar) e ragazzino, arriva nella sua villa sul lago per una vacanza. Con un pretesto Peter (Frank Giering) e Paul (Arno Frisch), due giovani dall'aria distinta e dal comportamento gentile penetrano nella casa di vacanze, da principio sembrano soltanto invadenti e petulanti. Poi, a poco a poco, prendono in ostaggio la famiglia e, così per gioco, inizia la violenza.
 
 
Il commento
Film crudelissimo e folle (il funny del titolo), spiazzante nella sua stranezza e nella sua ambiguità: Haneke mette a disagio lo spettatore abituato alla violenza fracassona della tv e di Hollywood, con una violenza “invisibile”, sempre fuori campo, e perciò molto più crudele.
 
Haneke con una semplicità disarmante spaventa molto di più di qualsiasi horror (ad esempio è terribile la scena in cui i due ragazzi commentano crudelmente l’aspetto della donna), poi la bellezza del suo cinema è il non spiegare mai nulla, non razionalizza. La sua violenza ha valenza enigmatica. E' la nostra, del mondo borghese occidante, della tv (la scena “ambigua” della cassetta che si riavvolge ad esempio).
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Lo stile del film è completamente antispettacolare ed evita ogni estetismo, Haneke utilizza spesso il campo lungo e la camera fissa creando un clima estenuante. Le stesse violenze, come detto, avvengono sempre fuori campo aumentando una tensione insostenibile. Gli attori poi sembrano maschere di cera con i loro sorrisetti ebeti, ma anche nella famiglia che subisce non ci sono mai primi piani retorici, Haneke non si sofferma, non gode della violenza mostrata, non si accanisci sui suoi protagonisti (l’esempio classico di cinema che si accanisce è ad esempio Dancer in the dark di Von Trier). Nonostante ciò il film mostra completamente tutta la sofferenza fisica e morale provocata dall'aggressione.
 
 
Tra gli attori grande prova di Ulrich Mühe, il protagonista di Le vite degli altri, scomparso di recente. Proprio sugli attori ho i dubbi principali per il remake...
 
Angoscioso.
 
Voto ***