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lunedì, 30 giugno 2008
In un’intervista M. Night Shyamalan cita come suoi ispiratori e modelli Gli uccelli di Hitchcock, L’invasione degli ultracorpi di Siegel e La notte dei morti viventi di Romero. Dovrebbe vergognarsi.

La trama
Improvvisamente in pochi minuti, diverse ed inquietanti morti strane nelle maggiori città americane sfuggono alla ragione e sconvolgono le menti delle persone con i loro scioccanti effetti distruttivi. È un nuovo attacco terroristico, un esperimento andato a male, una diabolica arma tossica o un virus fuori controllo? Per l'insegnante di scienze che lavora in un liceo di Philadelphia, Elliot Moore (mark Wahlberg), la preoccupazione principale è trovare un modo per fuggire a questo fenomeno misterioso e mortale. Sebbene lui e la moglie Alma (Zooey Deschanel) si ritrovino nel mezzo di una crisi coniugale, viaggiano prima in treno e poi in macchina assieme all'amico di Elliot, l'insegnante di matematica Julian e a sua figlia di otto anni Jess, dirigendosi verso le fattorie della Pennsylvania, dove sperano di trovare un rifugio sicuro da questi spaventosi attacchi, che diventano sempre più forti.
Il commento
Che dire di una storia che parte bene (molto bella la scena delle macchine che si svuotano e della pistola che passa di mano in mano) ma che poi si perde nel nulla più assoluto?
Che dire di attori che recitano peggio dei peggiori studenti delle scuole di cinema? A proposito per Wahlberg si potrebbe rispolverare la famosa frase di Sergio Leone su Eastwood: “ha sole due espressioni, con il cappello e senza cappello”. Peccato che per Wahlberg non ci sia neanche la seconda...
Che dire di una regia inesistente, sbilenca e senza nemmeno un guizzo?
Che dire di una sceneggiatura che fa acqua da tutte le parti e riesuma la vecchia della famiglia Bradford (Betty Buckley) in un ruolo da horror di serie C?
Che dire di dialoghi talmente imbarazzanti che farebbero vergognare il peggior sceneggiatore del mondo? Un piccolo esempio spassosissimo:
MOGLIE DEL MONOESPRESSIVO
sono solo andata a mangiare un tiramisù con lui.
MONOESPRESSIVO
(con faccia sconvolta, cioè uguale a tutto il film)
Allora mi hai mentito!

L’idea è sicuramente buona, il discorso sulla paura che viene da lontano e sull'ecologia è sicuramente interessante e molto attuale. Sarà stato sicuramente un buon soggetto ma ne è uscito un film tremendo, terrificante per come è girato e per come è scritto più che per i temi narrati. Non ricordo chi lo ha detto ma riciclo la battuta: "l’unico pregio è che dura solo un’ora e mezzo".
Che si distribuisca un po’ di sano cinema italiano oppure molti degli ottimi film presenti a Cannes invece che questa roba qui.
Indifendibile.
Voto *
venerdì, 27 giugno 2008
Prima di tutti vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi erano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti e io non dissi niente perchè non ero comunista.
Un giorno vennero a prendermi e non c’era rimasto nessuno a protestare...
È una parafrasi di Bertold Brecht su un testo la cui paternità è del pastore luterano e teologo tedesco Martin Niemöller (http://it.wikipedia.org/wiki/Martin_Niem%C3%B6ller), attualissima e fondamentale in tempo di xenofobia, ronde, impronte digitali ai bambini, schedature etniche, attacchi ai campi rom e altre porcherie.
Le coincidenze della vita me l’hanno fatta leggere per ben due volte nelle ultime settimane: prima Piero Colaprico (nelle lettere di Repubblica Milano), poi Gianni Biondillo (nel suo ultimo saggio/romanzo Metropoli per principianti), due degli scrittori italiani più attenti alla società in cui viviamo, oltre che molto bravi e spesso divertenti...
giovedì, 26 giugno 2008
Abel, o Eibol, Ferrara (come dice il buon Ghezzi) è regista particolare. Ha spesso diviso pubblico e critica e si è fatto spesso conoscere più per lo “scandalo” che crea (Il cattivo tenente ad esempio)più che per i film stessi. Dopo il controverso ma strepitoso Mary eccoci a questo Go go tales presentato a Cannes l’anno scorso e famoso solo per lo slinguazzamento tra Asia Argento e un rotweiler.
La trama
Accade tutto in una notte: il Paradise, un locale di lap-dance, rischia di chiudere. Ray Ruby, l'impresario del locale (un incredibile Willem Dafoe) non ci sta e deve vedersela con la proprietaria per l’affitto del locale, e con le ballerine (Asia Argento, Stefania Rocca, ecc...) che non vedono lo stipendio da mesi. Roy allora cerca una soluzione giocando alla lotteria. Un medico (Riccardo Scamarcio), dopo aver salvato un uomo, all'esterno del locale, si premia con una visita nel locale, ma fa un’amara scoperta.
Il commento
Tette e culi. Culi e tette sono il vero leit motiv di una storiella che potrebbe sembrare “Ho vinto la lotteria di capodanno” di villagesca memoria. Ferrara è bravo a ricostruire questo locale notturno pieno di suoni e rumori, soprattutto per il “rumore” il Paradise è quasi un luogo altmaniano (più vicino a M*A*S*H* che agli ultimi film) dove la confusione regna sovrana. A tratti per il tono ironico e surreale sembra di essere in una commedia cassavettiana.
Come il grande Cassavetes anche Ferrara si circonda di attori amici (Dafoe, Modine, Argento) e racconta spesso la stessa storia: personaggi che vivono “ai margini” e si rifugiano nel “sogno” per sopravvivere (lo strip-tease per alcuni, il film o l’occasione della vita per le ballerine, il gioco per altri), ma questa volta gli manca qualcosa... Go Go Tales è sicuramente un film imprevedibile e totalmente diverso dalla massa, bellissima anche la fotografia, ma nel complesso rimane poco. Una mezza delusione. Comunque da vedere.
Voto **
martedì, 24 giugno 2008
Francesco Munzi è il regista di Saimir, che non mi aveva fatto impazzire ma che era è piaciuto a quasi tutti. Ora ritorna sugli stessi temi con una storia corale e molto ben sceneggiata, presente alla Quinzaine des Réalisateurs a Cannes.
La trama
Torino. La moglie di un industriale di provincia, Silvana (Sandra Ceccarelli), sofferente da tempo di disturbi nervosi, si convince che la giovane domestica rumena Maria (Laura Vasiliu) sia responsabile della sparizione di alcuni oggetti preziosi nella propria casa. Senza alcuna prova, contro la volontà del marito Giovanni e soprattutto della giovane figlia Anna, la donna decide di licenziare su due piedi la giovane. Maria decide di tornare in casa del suo ex fidanzato, Ionut (Constantin Lupescu), da poco uscito di galera e coinvolto in traffici poco leciti con un cocainomane italiano (Stefano Cassetti).
Il commento
Le paure e il razzismo. Italiani ricchi e poveri, rumeni che cercano di rifarsi una vita. Un film attualissimo che ci mostra la cruda e dura realtà. La particolarità molto positiva del film è il punto di vista di Munzi: riece a concatenare benissimo le tre sottotrame e mostra il pensiero di tutti, non ci sono moralismi, non c’è la netta distinzione, a volte insopportabile, tra buoni e cattivi, tutti hanno le loro “brutture” e la loro amoralità, senza edulcorazioni né condanne. Gli attori sono in parte: straordinario Stefano Cassetti che ricordavo in Roberto Succo, molto brava anche Laura Vasiliu, la protagonista di 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni, unica nota stonata è Sandra Ceccarelli, intensa come due calzini in ammollo.

Lo stile di Munzi è volutamente semidocumentarista con pochi guizzi “artistici”, il regista ha effettuato un anno di ricerche sul “campo” per costruire questa storia, e ce la mostra proprio con uno stile per nulla “abbellito” e pieno di verismo. Strepitosa e ansiogena scena finale che da sola vale il prezzo del biglietto.Fosse francese sarebbe un capolavoro.
Voto ***
lunedì, 23 giugno 2008
Rubo una bellissima idea ad altri bloggers. Ecco la mia descrizione in sette punti cinefili, in parte sono i miei film preferiti ma sono soprattutto quello che rappresentano che un po’ di me…
La sirene du Missisipi -La mia droga si chiama Julie di Francois Truffaut
L’amor fou! La Deneuve che dice a Belmondo “nessuna donna merita di essere amata così”. Innamorarsi senza ritegno e senza logica. Quante volte… quante volte… Umiliarsi per amore. Essere capace di sopportare tutto. Perdere completamente la testa e rincoglionirsi senza neanche accorgersene. La gioia e la sofferenza insieme. Come Belmondo “preferisco passare per un imbecille che per una carogna”.
C’eravamo tanto amati di Ettore Scola
Sono un po’ Antonio (Manfredi), il portantino dell’ospedale innamorato folle della Sandrelli, che non si abbatte mai, spera che le cose migliorino perchè non si sa cosa il futuro ci regalerà e vive la vita senza rimpianti…
Ma sono un po’ Nicola (Satta Flores) che si interroga sempre sul mondo, sulla società, non risparmia critiche e mette l’etica davanti a tutto. La voglia di essere contro e urlare contro i potenti democristiani che parlano male di Umberto D:
“è per questo che Nocera è inferiore, perché ha dato i natali a gente ignorante e reazionaria come voi!”.
Amicizia, amore, etica, politica e cinema… la mia vita.
Sogni d’oro di Nanni Moretti
Sono facilissimo all’incazzatura. Qualunque film di Moretti con le sue invettive e con i suoi “ve lo meritate Alberto Sordi, ve lo meritate!” andrebbe bene… Devo dire che con il tempo sono migliorato ma davanti alle idiozie delle persone o delle cose non mi trattengo… A volte mi infurio per delle situazioni assurde, a volte con me stesso… In questo film i sogni e gli incubi di Apicella/Moretti sono i miei, soprattutto gli incazzi contro il cinema volgare e la merda di tv che abbiamo…
Io e Annie - Annie Hall di Woody Allen
L’ironia, le fobie, le fisime, il sarcasmo. L’amore per il cinema:
- io non entro mai a metà film.
- ma è iniziato da 2 minuti, abbiamo perso i titoli di testa.
- no io non entro…
La ricerca della donna ideale… Poi quando la trovi la paura di tutte le cazzate che dici: la famosa scena del balcone a casa di Annie (con i sottotitoli di quello che Woody e Diane Keaton pensano) quante volte l’ho vissuta… E poi che bello amare la lei capace di convertirti e farti fare quel che vuole. E poi continuare ad amarla anche quando ti lascia per un cretino, inseguirla e scappare dalla tua tana…
L’appartamento di Billy Wilder
Il lavoro. Questa società di merda che ci rinchiude dentro a palazzoni a fare un lavoro inutile, e che ci spinge ad annientarci e ad essere meschini. L’essere un numero, una cifra in un enorme meccanismo… E in più innamorato senza futuro come il CC Baxter di Jack Lemmon… La presa di coscienza della solitudine, l’alienazione dell’uomo da scrivania e la tanta voglia di scappare…
I compagni di Mario Monicelli
Fare il sindacalista oggi è forse peggio che nell’800. Mastroianni nel film guida il primo sciopero della storia… Io devo fare questo lavoro in una società dove le persone non credono più a niente e dove si pensa solo a se stessi. Ma comunque devo “lottare” sempre con la stessa voglia di crederci, buttando anima e corpo. Combattere le ipocrisie, le falsità, gli individualismi è tutt’altro che facile… ma che bello quando riesci a far comprendere una cosa... far prendere coscienza ad una persona è una cosa meravigliosa che ripaga di mille sofferenze…
La science de reves - L'arte del sogno di Michel Gondry
La voglia di giocare di Bernal, il suo meraviglioso cavallo di peluche… Anch’io ho voglia di giocare. Sempre. Le macchinine e le figurine da piccolo, il non prendersi mai troppo sul serio da grande. Continuo anche a trent’anni a colorare con i pennarelli le etichette delle vecchie vhs… E soprattutto non smetto mai di sognare. Sogno la donna amata anche se lei non mi vede neanche… Sogno di conquistarla, di amarla… In un mondo che ci costringe a vivere in posti terribili e a dover frequentare gente terribile cosa c’è di più bello che rifugiarsi nei sogni?
postato da ClaudioCasaz |
08:22
| commenti (16) pensieri, cultura, poesia, politica, cinema, vita, arte, lavoro, amici, critica, paure, cinema francese, cinema americano, cinema italiano
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