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venerdì, 30 maggio 2008
Sono immerso nella beatitudine
(scritta che si vede nel film impressa su una tavola di legno)
- Herzog è il più grande regista vivente?
- È il più folle regista vivente!

Ogni film Herzog sposta il limite del possibile e del raggiungibile, sono ormai 10 anni che fa “documentari” e film dove sostanzialmente l’unica cosa che veramente gli interessa è vedere dove può arrivare l’uomo, quali sono i limiti umani. Con Fitzacarraldo ha provato a spianare una montagna, con Apocalisse nel deserto ha bruciato i pozzi di petrolio irakeni, con Il diamante bianco si è spinto in cielo, con L’ignoto spazio profondo è andato con la Nasa nello spazio, con Grizzly man ha provato a mostrare la coesistenza tra uomo e animale. Ecco ora è arrivato il momento della scoperta di Antartide: il ghiaccio, l’acqua del mare e il fuoco dei vulcani.

Il Polo Sud dove il mondo finisce e dove si incontrano i “resti” che questo mondo non vuole più avere con sé. In un classico luogo dell’impossibile herzoghiano, i “profughi” si rifugiano in una oasi invivibile per la maggior parte dell’umanità: americani, inglesi, tedeschi, neozelandesi dispersi nel loro idealismo. Scienziati che sono anche filosofi, alcuni anche esuli politici, comunque sognatori, comunità di solitari visionari, immersa in una natura mai vista. Herzog ci racconta questo sperduto migliaio di uomini e donne che vivono alla fine del mondo, rimanendo profondamente ironico e cinico: prende in giro il completo di tweed di uno scienziato inglese, gli insopportabili racconti di avventure di una post hippy americana, la voglia di fuggire di un polacco, il bislacco “esperto di pinguini”, il musicista subacqueo…

E la visionarietà con la quale il grande Werner riesce a fondere le immagini è irreale, perfetta, non si può che definirla magica: riesce a unire una spedizione in bianco e nero degli anni ’20, le meraviglie dei ghiacci, la lava di un vulcano, le folli e straordinarie riprese sott’acqua, le murene, la musica delle foche, gli insopportabili pinguini, le arie classiche e la musica rock. Come si fa a raccontare la pura bellezza?
Immenso.
Voto ****
ps. perchè non è distribuito seriamente? Visto solo in cineteca a Milano ma non mi pare ne sia prevista distribuzione nazionale... Che idioti...
mercoledì, 28 maggio 2008
Geniale favola che mostra un incredibile amore per il cinema. Solo dalla testa matta di Michel Gondry poteva uscire questo divertentissimo e folle film.
La trama
Jerry (Jack Black) e Mike (Mos Def) sono amici dall'infanzia. Jerry teme le radiazioni che provengono, secondo lui, dalla centrale elettrica vicina. Mike lavora in un negozio che noleggia videocassette di proprietà del signor Fletcher (Danny Glover). Il giorno in cui Fletcher decide di partire per un viaggio affida il negozio a Mike. Jerry intanto tenta di entrare nella centrale e finisce con l'essere così “caricato di energia” da smagnetizzare tutte le videocassette. Che fare? I due decidono di girare amatorialmente loro versioni dei blockbuster del cinema. I film, una volta noleggiati, piacciono e la richiesta si fa sempre più pressante.
Il commento
Un amore per il cinema straordnario e una voglia di divertentimento folle e liberatorio. Come sempre in Gondry c’è il desiderio di sognare, l’illusione di poter essere in un altrove, magico, delirante e volutamente infantile. Le parodie di Robocop, Ghostbusters, King Kong, Carrie, A spasso con Daisy, 2001... sono tutte uno spasso incredibile e meriterebbero un biglietto a parte.
La storia è forse un po’ banale e facile (con Kaufman a sceneggiare usciva un altro capolavoro) ma il film si regge lo stesso benissimo sulla “linearità” delle invenzioni sognanti in puro stile Gondry. Una menzione particolare anche per l’esagitato Jack Black, in versione John Belushi…

Peccato per il doppiaggio delirante e assassino. In originale Jack Black si inventa il verbo "to swede" che vorrebbe dire più o meno "rifare i film", infatti il film rifatto viene chiamato "sweden"(come si vede nella scritta sopra le vhs nelle film). Sweden vuol dire Svezia in inglese, in Italia come avranno mai tradotto il verbo to swede? Con l'astuzia e l'intelligenza che li contriddistingue, i doppiatori italici hanno partorito "MAROCCARE". No comment, anche sul razzismo insito... Anche il sottotitolo "L'acchiappafilm" grida vendetta... Penso che con Gondry ci sia accanimento volontario dopo la porcata Se mi lasci ti cancello (Eternal Sunshine of the Spotless Mind) e anche L'arte del sogno (La science des rêves)...
Voto **1/2 abbondante
martedì, 27 maggio 2008
E’ morto all’età di 73 anni, ucciso da un cancro, il grande regista, attore e produttore americano Sydney Pollack. L'ho visto pochi giorni fa attore in Michael Clayton e oggi mi sorprende incredibilmente la sua scomparsa. Vinse due Oscar con La mia Africa, forse non il suo capolavoro. I suoi grandi film sono però degli anni ’70, soprattutto I 3 giorni del condor, ma anche Non si uccidono così anche i cavalli?, il meraviglioso Come eravamo e più tardi il divertentissimo Tootsie.

Ecco la filmografia da regista e le sue più belle interpretazioni da attore (come non ricordarlo mentre gioca nel favoloso biliardo rosso di Eyes Wide Shut?).
Filmografia (regista)
La vita corre sul filo (1965)
Questa ragazza è di tutti (1966)
Joe Bass l'implacabile (The Scalphunters) (1968)
Ardenne '44, un inferno (Castle Keep) (1969)
Non si uccidono così anche i cavalli? (1969)
Corvo rosso non avrai il mio scalpo (Jeremiah Johnson) (1972)
Come eravamo (1973)
Yakuza (1974)
I 3 giorni del condor (1975)
Un attimo, una vita (1977)
Il cavaliere elettrico (1979)
Diritto di cronaca (1981)
Tootsie (1982)
La mia Africa (1985)
Havana (1990)
Il socio (1993)
Sabrina (1995)
Destini incrociati (1999)
The Interpreter (2005)
Frank Gehry - Creatore di sogni (2005) documentario

Filmografia essenziale (attore)
Tootsie (1982)
I protagonisti (1992), regia di Robert Altman
Mariti e mogli (1992), regia di Woody Allen
Eyes Wide Shut (1999), regia di Stanley Kubrick
Ipotesi di reato (2002), regia di Roger Michell
Michael Clayton (2007), regia di Tony Gilroy
lunedì, 26 maggio 2008
Anche senza palma d’oro basta dire male del cinema italiano...
PALMA D'ORO
Entre les murs di Laurent Cantet
GRAN PREMIO DELLA GIURIA
Gomorra di Matteo Garrone
PREMIO DEL 61MO ANNIVERSARIO ALLA CARRIERA
Catherine Deneuve e Clint Eastwood
MIGLIOR REGIA
Nuri Bilge Ceylan per Uc Maymun
PREMIO DELLA GIURIA
Il divo di Paolo Sorrentino
MIGLIOR ATTRICE
Sandra Corveloni per Linha de passe
MIGLIOR ATTORE
Benicio Del Toro per Che
MIGLIOR SCENEGGIATURA
Le silence de Lorna di Luc Dardenne e Jean-Pierre Dardenne
PALMA D'ORO PER IL CORTOMETRAGGIO
Megatron di Marian Crisan
CORTI: MENZIONE SPECIALE
Jerrycan di Julius Avery
CAMERA D'OR
Hunger di Steve McQueen
MENZIONE SPECIALE (Camera d'or)
Ils mourront tous sauf moi di Valeria Gaï Guermanika
venerdì, 23 maggio 2008
Tratto dal romanzo di Roberto Saviano. Agghiacciante film di Matteo Garrone che si conferma uno dei migliori registi italiani. Film che fa gelare il sangue, di un rigore e di una moralità sconvolgente. Un impatto fortissimo, angosciante. Da grande regista.

La trama
Caserta, tra Aversa e Casal di Principe. Don Ciro paga le famiglie dei detenuti affiliati al suo clan. Scaltro, discreto, svolge il suo compito senza mai immischiarsi, ma quando questo potere si sfalda non sa più da chi deve prendere ordini e ha paura. Totò ha 13 anni e non vede l’ora di diventare grande e, gradino dopo gradino, fa il suo apprendistato nella scuola della vita. Marco e Ciro credono di vivere in un film di Brian de Palma, ma sono solo due cani sciolti che con le loro bravate disturbano la routine degli affari del “sistema”. Roberto si è laureato e ha voglia di lavorare. Franco (Toni Servillo) gli offre una grande opportunità, un lavoro sicuro e con grandi prospettive nel campo dei rifiuti tossici. Pasquale è un sarto eccellente che lavora grazie agli appalti delle case d’alta moda in una piccola fabbrica a nero. La concorrenza cinese gli propone di insegnare i segreti del mestiere ai suoi operai.

Il commento
Il Potere, il sangue, Il Denaro come filo conduttore, violenza senza motivazioni, ragazzetti che fanno rapine perchè hanno finito i soldi per la salagiochi, un uomo terrorizzato, le grandi truffe dei rifiuti e delle discariche, il lavoro in nero, gente che si vende, Toni Servillo, i clan scissionisti, chi obbedisce solo a un ordine e chi non vorrebbe mai avere ordini.
Un film raggelante. Puro realismo completamente al di fuori da qualunque estetismo, Garrone gira con una camera a mano necessaria e funzionale al racconto, non eccede in inutili barocchismi registici (un solo dolly di un minuto in una scena clou del film), utilizza un montaggio secco e rapidissimo, sceglie una musica agghiacciante (neomelodici con techno tamarra). Non nasconde nulla della violenza ma non ne fa mai ricerca estetica, non indugia mai sui corpi o sul sangue, non ne fa retorica, taglia in modo secco anche gli omicidi che così sembrano far parte della normalità della vita. Una vita che sembra un inferno. Terribile e spaventosa testimonianza dei nostri tempi.

Sceneggiatura perfetta piena di personaggi ben disegnati, tutti senza moralità e aspirazioni, e di situazioni efficaci: le 5 storie sono ambientate a pochi metri di distanza ma sono (quasi) completametne separate. Forse qualche “abile” sceneggiatore le avrebbe incrociate facendone un affresco pià “coinvolgente”, Garrone invece le lascia separate e toglie ancor più emotività al racconto. Perfetta scelta per raggelarci ancora di più.
Il film, come il romanzo di Saviano, è sconvolgente e sconfortante: tutto quanto è narrato è vero, verissimo, come il silenzio assordante della politica, della televisione e della società italiana. Forse bisognerebbe capire che l’unico problema dell'Italia non è l'immigrazione...
Senza speranza.
Voto ***1/2
postato da ClaudioCasaz |
17:39
| commenti (22) recensioni, italia, libri, cinema, news, arte, attualitĂ , nelle sale, cinema italiano, matteo garrone, festival cannes
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