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mercoledì, 30 aprile 2008
 

THE HUNTING PARTY: ecco come si fa un brutto film.

Richard Shepard gira questo modesto film che poteva essere molto di più. Invece ne esce fuori del pessimo cinema pataccaro.

 

the hunting party

La trama

Il reporter Simon Hunt (Richard Gere), famoso per i suoi reportage nelle zone di guerra più calde (dalla Bosnia all'Iraq, dalla Somalia a El Salvador), durante una diretta televisiva da un paese bosniaco ha un crollo psicologico e si gioca la carriera. Cinque anni dopo, il suo cameraman, che intanto a fatto carriera, ritorna a Sarajevo in occasione del quinto anniversario della fine della guerra. Come un fantasma del passato, Simon rientra in scena, con la promessa di un'esclusiva mondiale: sa dove si può trovare il criminale più ricercato in Bosnia, "la Volpe", una sorta di Rodovan Karadzic.

 

Il commento

La storia è mostrata con uno stile televisivo e abusa in modo indecente della fastidiosissima voce fuori campo. Si salva l’autoironia dei protagonisti (più volte si vedono immagini dei film di Chuck Norris come esempio per quello che vanno a fare) e il sarcasmo sulla CIA e sull’Onu incapaci di svolgere il proprio ruolo. Ma non basta a giustificare una storia di vendetta e giustizia tutta yankee con inquietante razzismo di fondo: tutti i serbi sono brutti, sporchi e cattivi. Tutti affamati di soldi e di sangue, vivono solo per uccidere e torturare, mentre the american boys tutti buoni e cari, anche quando hanno grossi problemi... Terribile.

 

Voto *1/2



martedì, 29 aprile 2008
 

Qualcuno era comunista... una volta

Dopo la dipartita anche di Roma questa canzone ha ancora più peso... Ormai non ne rimangono più...

 

 

Qualcuno era comunista

di Gaber - Luporini

(1991 © Edizioni Curci Srl – Milano)

MONOLOGO

Uh? No, non è vero, io non ho niente da rimproverarmi. Voglio dire... non mi sembra di aver fatto delle cose gravi.
La mia vita? Una vita normale. Non ho mai rubato, neanche in casa da piccolo, non ho ammazzato nessuno, figuriamoci!... Qualche atto impuro ma è normale no?
Lavoro, ho una famiglia, pago le tasse. Non mi sembra di avere delle colpe... non vado neanche a caccia!
Uh? Ah, voi parlavate di prima! Ah... ma prima... ma prima mi sono comportato come tutti.
Come mi vestivo? Mi vestivo, mi vestivo come ora… beh non proprio come ora, un po’ più… sì, jeans, maglione, l’eskimo. Perché? Non va bene? Era comodo.
Cosa cantavo? Questa poi, volete sapere cosa cantavo. Ma sì certo, anche canzoni popolari, sì… “Ciao bella ciao”. Devo parlar più forte? Sì, “Ciao bella ciao” l’ho cantata, d’accordo, e anche l’“Internazionale”, però in coro eh!
Sì, quello sì, lo ammetto, sì, ci sono andato, sì, li ho visti anch’io gli Inti Illimani... però non ho pianto!
Come? Se in camera ho delle foto? Che discorsi, certo, le foto dei miei genitori, mia moglie, mia…
Manifesti? Non mi pare... Forse uno, piccolo proprio... Che Ghevara. Ma che cos’è, un processo questo qui?
No, no, no, io quello no, io il pugno non l’ho mai fatto, il pugno no, mai. Beh insomma, una volta ma… un pugnettino, rapido proprio…
Come? Se ero comunista? Eh. Mi piacciono le domande dirette! Volete sapere se ero comunista? No, no finalmente perché adesso non ne parla più nessuno, tutti fanno finta di niente e invece è giusto chiarirle queste cose, una volta per tutte, ohhh!
Se ero comunista. Mah! In che senso? No, voglio dire…
Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.
Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà… la mamma no.
Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il Paradiso Terrestre.
Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.
Qualcuno era comunista perché aveva avuto un’educazione troppo cattolica.
Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche… lo esigevano tutti.
Qualcuno era comunista perché “La Storia è dalla nostra parte!”.
Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.
Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.
Qualcuno era comunista perché prima era fascista.
Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano ma lontano.
Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo.
Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.
Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.
Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio.
Qualcuno era comunista perché voleva l’aumento di stipendio.
Qualcuno era comunista perché la borghesia il proletariato la lotta di classe. Facile no?
Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopo domani sicuramente…
Qualcuno era comunista perché “Viva Marx, viva Lenin, viva Mao Tse-Tung”.
Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.
Qualcuno era comunista perché guardava sempre Rai Tre.
Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.
Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto.
Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.
Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il “materialismo dialettico” per il “Vangelo secondo Lenin”.
Qualcuno era comunista perché era convinto d’avere dietro di sé la classe operaia.
Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.
Qualcuno era comunista perché c’era il grande Partito Comunista.
Qualcuno era comunista nonostante ci fosse il grande Partito Comunista.
Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio.
Qualcuno era comunista perché abbiamo il peggiore Partito Socialista d’Europa.
Qualcuno era comunista perché lo Stato peggio che da noi solo l’Uganda.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant’anni di governi viscidi e ruffiani.
Qualcuno era comunista perché piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica, eccetera, eccetera, eccetera.
Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista.
Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia.
Qualcuno credeva di essere comunista e forse era qualcos’altro.
Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.
Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.
Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.
Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.
No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.
E ora? Anche ora ci si sente come in due: da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito.
Due miserie in un corpo solo.

 

 

Il video è su:

http://www.youtube.com/watch?v=emoFu3iejiQ



lunedì, 28 aprile 2008
 

Celluloide: romanzo bellissimo e omaggio a un grande sceneggiatore

Pochi mesi fa è morto Ugo Pirro, sceneggiatore storico del cinema italiano. Ha legato il suo nome soprattutto ai grandi film di Elio Petri: A ciascuno il suo (1967), Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970), La classe operaia va in paradiso (1971), La proprietà non è più un furto (1973). Ha collaborato anche con Vittorio De Sica, Damiano Damiani, Gillo Pontecorvo. In poche parole: un grandissimo del nostro cinema.

celluloide

 

Non voglio però parlare dei suoi film ma di un romanzo strepitoso che ho divorato in una notte: Celluloide. Si racconta, tra la fine della guerra e la liberazione di Roma, la nascita del neorealismo: riunioni fiume tra giornalisti e scrittori con in mente solo il cinema, preti e nazisti, ex fascisti e finanzieri vaticani, contesse e comunisti... E al centro del libro la storia della realizzazione di Roma città aperta di Roberto Rossellini, con aneddoti strepitosi sul come nacque la storia, sul come fu girata, sul come fu accolto il film. E che spasso i racconti sui protagonisti di quella indimenticabile stagione cinematografica: Sergio Amidei, De Sica, la Magnani, Fabrizi, Fellini, Zavattini e tutti gli altri con i loro pregi e loro contraddizioni. Riprendo due righe dalla presentazione di Angelo Guglielmi.

 

 "Celluloide prima di essere un libro di cinema è un appassionante libro di avventure. Appassionante come pochi altri nell'ultimo decennio... E' un libro di cronaca storica in quanto racconta ciò che accadeva a Roma nei mesi a cavallo tra l'occupazione nazista della città e la liberazione; è un libro biografia, in quanto ricostruisce un pezzo della vita di Rossellini; è un libro di avventure in quanto rievoca episodi, casi e vicende che, pur appartenendo alla realtà storica, ci vengono incontro con un volto incredibile di favola; infine è un libro di critica cinematografica, al quale siamo debitori di alcune illuminazioni davvero penetranti ")

 

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É un romanzo che racconta una storia vera, divertente, emozionante, melodrammatica in certi punti, affettuosa. Si respira tutto quel clima pionieristico che fece nascere il cinema italiano nel dopoguerra. Che bella lettura...

 

 

Ps. Dal libro è stato tratto anche il non memorabile film di Lizzani del 1996.



sabato, 26 aprile 2008
 

WILD AT HEARTH - Cuore selvaggio: il paradigma dell’eccesso secondo Dr. Lynch

Il cinema dell’eccesso secondo il genio di David Lynch. Tratto dal romanzo The story of Sailor and Lula e di Barry Gifford, ecco un film oltre ogni il limite e senza nessuna via di mezzo. Quando entri in sala per un film di Lynch:

- devi lasciare il mondo reale fuori; 

- devi essere in balia del suo cinema;

- ti devi arrendere e permettere alle immagini di avvolgerti;

- devi affondarvi per un paio d’ore.

E ogni volta è un’esperienza straordinaria…

 

cuore selvaggio

 

La trama

Sailor Ripley (Nicolas Cage) e Lula Pace (Laura Dern) sono amanti, ma si separano dopo che Sailor viene incarcerato in seguito ad un omicidio che commette per legittima difesa. Dopo il suo rilascio, i due escono dalla California (ignorando gli obblighi di libertà vigilata di Sailor). La madre psicopatica di Lula, Marietta Fortune (Diane Ladd), che aveva già inizialmente cercato di ucciderlo, sguinzaglia un detective privato (Harry Dean Stanton) e amici della criminalità per trovarli.

 

 

Il commento

In Cuore selvaggio ci sono tutte le sue atmosfere grottesche e surreali e c’è soprattutto un straziante inno all’amore assoluto. Un po’ demenziale, un po’ eccentrico, sicuramente eccessivo come nessun film nella storia del cinema ma con una libertà strabiliante nel conciliare cose apparentemente assurde e insensate: le citazioni letterarie (la strega buona del mago di Oz e gli incidenti alla Ballard), il fumetto, le visioni ultra kitch, il road movie e la soap opera follemente romantica, scene splatter e scena di sesso, il rock di Elvis e i classici incubi lynchani. E nonostante tutto quest’accumulo di “cose” l’universo lynchano riesce a mantenere un equilibrio magico e irreale.

cuore selvaggio2

 

Cuore selvaggio è estremo e pieno di dannati e di perversi, Lynch li spinge all'estremo per mostrarci quanto è marcio e oltraggioso il mondo di oggi. Poi ci sono una marea di scene indimenticabili che rimarranno per sempre scolpite nella memoria di ogni cinefilo:

-          la faccia dipinta di rosso di Diane Ladd (madre di Laura Dern nel film e sua madre anche nella vita reale);

-          i colori esagerati;

-          il suono follemente alto;

-          gli abitini sexy di Laura Dern;

-          la scena della tortura all’investigatore;

-          la giacca di serpente di Nicholas Cage;

-          i denti di Willem Defoe;

-          la clamorosa scena finale.

 

WILD AT HEART.preview 

 

Tutto ciò fa del film un capitolo straordinario nella folle filmografia di Lynch. Musica straordinaria come al solito di Angelo Badalamenti. Palma d’oro a sorpresa ma strameritata a Cannes nel 1990.

 

Voto ***1/2



giovedì, 24 aprile 2008
 

domani è il 25 aprile...

Ricordiamocelo...

Io ricordo


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