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venerdì, 28 dicembre 2007
Il cinema è come una battaglia: amore… odio… azione… violenza… in una parola: emozione
(il grande regista Samuel Fuller interpretando se stesso spiega a Belmondo cos’è il cinema)

Ogni volta che vedo un film di Godard mi deprimo. Bisognerebbe impedirne la visione a tutti quanti hanno delle velleità, seppur flebili, in campo cinematografico. Io mentre vedevo questo incredibile film pensavo a quanto erano inutili le mie piccole storie che avevo scritto, volevo gettarle via…
Pierrot le fou è del 1965, cioè più di 40 anni fa!, ma è di una modernità straordinaria. Godard destruttura tutto il cinema classico e inquieta. Questo film per certi versi prosegue il discorso di Fino all’ultimo respiro con i personaggi più o meno simili (c’è sempre Belmondo, e la meravigliosa Anna Karina al posto della meravigliosa Jean Seberg) e una trama non trama utile a Godard per sbalordire a ogni inquadratura.
Immenso gigantesco, straordianrio tour de force cinefilo e “politico”.
La trama
Dal romanzo Obsession di Lionel White. Abbandonati moglie e figli e sbarazzatosi di un cadavere, Ferdinand-Pierrot (Jean-Paul Belmondo) fugge con Marianne (Anna Karina) verso il mare. Ne esce un folle film dove la narrazione è spesso interrotta con un ricorso mirabile alle citazioni e al collage. Inseguimenti, furti, ganster, tradimenti, amori e un finale “pirotecnico” che commuove.
Il linguaggio straordinario e innovativo di Godard
Il personaggi spesso guardano in camera:
Anna Karina rivolta a Belmondo: ma con chi stai parlando?
Belmondo: con gli spettatori.
Karina: ah
I personaggi anche se inquadrati parlano spessissimo con voci fuori campo, incisive, necessarie e mai ridondanti (anche quando sono letterarie).
I “classici” cartelli godardiani o scritte raccontano o introducono un’azione.
Canzoni improvvise (anche cantate in presa diretta) interrompono l’azione.
Immagini riprese più volte (una stessa scena vista in più momenti del film).
Colori impensabili: la seconda scena, quella dove appare anche Fuller, è girata passando dal giallo al rosso al blu con una meraviglia per gli occhi dello spettatore.
Citazioni pittoriche (nel film si vedono quadri di Van Gogh, Renoir, Matisse, ecc…) riprese anche nel modo di girare.

Il contenuto.
Un noir, una riflessione sull’amore tra i due protagonisti, un road movie, un apologo politico, una critica generale a un sistema, un grido di rivolta? Tutto questo e altro in un film densissimo che magicamente rimane in equilibrio tra violenza mai troppo esibita, discorsi sulla guerra in Vietnam, l’Algeria, il terrorismo, il consumismo…
La trama poliziesca non è che un pretestuoso supporto per questo “poema cinematografico”, Quello che riesce a dire Godard sul cinema e sulla politica in un film è assurdo e demotivante per qualunque persona. Straordinario. Un film irraggiungibile, una vetta per il cinema di sempre.
Riprendo quanto detto all’inizio: non fatelo vedere in nessuna scuola di Cinema! Ci sarebbero defezioni in massa! Tutto è stato detto, tutto è stato fatto. Magicamente! In un film…
Magari però sarebbe utile farlo vedere ad alcuni pseudoregisti che credono di fare cinema, così magari imparano qualcosa, che so a un Von Trier non farebbe sicuramente male…
Voto 10
postato da ClaudioCasaz |
12:13
| commenti (4) recensioni, poesia, politica, cinema, vita, arte, storia, teatro, televisione, attualitĂ , cinema francese, jean-luc godard, recensioni fuori dal tempo
giovedì, 27 dicembre 2007
In tempi natalizi si mangia, si mangia e poi si mangia ancora. Più di un giorno mi sono sentito come un personaggio di quel meraviglioso film dei Monty Python che è Il senso della vita. L’obeso che mangia un pasto interminabile e si gonfia, si gonfia, si gonfia in modo impossibile. Poi chiede il conto. Il cameriere glielo porta insieme una piccolissima mentina e...

L’uomo mangia anche questa e esplode...
Si dice sia una parodia di La grande bouffe di Ferreri: Terry Jones è il terrificante obeso mentre e l'impareggiabile John Cleese è il cameriere. Poi ho pensato per giorni alla scena e ho dovuto rivedere il film.

Divertentissimo e geniale film a episodi, di dice vicino ai loro programmi televisivi dei primi anni '70 (che non ho visto però...). Si scherza la morte, la vita dopo la morte, le guerre coloniali, la follia e l'ipocrisia del nostro tempo, il Medioevo, il controllo delle nascite, cattolici e protestanti, l'educazione sessuale, la chirurgia e il sistema bancario che ispira il primo immaginoso sketch. I Monty Python erano capaci di dire delle cose (anche sulla religione) ora inavvicinabili. E che ridere…
Voto 8.
sabato, 22 dicembre 2007
Odio il natale perciò il modo migliore per festeggiarlo è lasciarci per qualche giorno con il film più violento visto al cinema negli ultimi anni: il nuovo Cronenberg con il solito titolo demente italiano...

Una ragazza russa muore dando alla luce un figlio. L'ostetrica, Anna (Naomi Watts), ne traduce il diario alla ricerca dei parenti cui dare in affido il bambino. Scoprirà inquietanti rapporti con la mafia russa, giri di prostituzione e criminalità che rapidamente la stringono in una pericolosa rete dove conosce il gelido autista (Viggo Mortensen) di un placido boss (Armin Mueller-Stahl).
Cronenberg non racconta più le cose disturbanti e imperfette della vita (Il Pasto Nudo, Videodrome, La mosca, Inseparabili, ecc....) ma la normalità. Una normalità che è spesso ancora più anormale... Come molti hanno scritto, questo film si può considerare una naturale prosecuzione dello straordinario A History of Violence, là c’era una violenza nascosta nella vita di tutti i giorni, qui sempre di violenza si tratta ma vista da chi la fa di “mestiere”, negli "affari sporchi"...

La promessa dell'assassino è bello e straziante, secco e brutale. È un film di genere? Secondo me solo apparentemente. Infatti le scene d'azione esplodono improvvise e non sono mai telefonate come nei thriller “normali”. Il film è comunque compatto e tesissimo, con una serie di colpi di scena che rispettano il genere, ma Cronenberg da grande regista sfrutta però le logiche del noir per parlare d’altro: i rapporti di famiglia sono fondamentali per il boss della mafia russa (il figlio vero e buffone Cassell e il figlio che avrebbe voluto Mortensen), così come lo sono per l’ostetrica che cerca nel placido e apparentemente innoscuo boss un punto di riferimento che non ha nello zio alcolizzato (il fantastico regista polacco Jerzy Skolimowski). E rimangono intatte anche alcune ossessioni alla Cronenberg estremo: i tatuaggi sul corpo di Viggo Mortensen raccontano la storia del protagonista, e simboleggiano come un marchio questo mondo disturbante.

Si può anche accennare un discorso sulla violenza del film: è talmente radicale, disgustusa e cruda che è quasi parossistica, infatti in molti l’hanno vista come un balletto. E' comunque sconvolgente: la scena della sauna dove Viggo Mortensen, nudo, lotta contro due energumeni è forse la scena più cruda mai vista al cinema...
Voto 8.
giovedì, 20 dicembre 2007
Un grande esempio di democrazia.
Il testo e l’audio della conversazione tra il manager Rai e il Cavaliere: “Lei è amato nel paese, glielo dico senza piangeria”. Dai giochi in azienda, alla fissa di Bossi per il Barbarossa fino alle scritture per le attrici: “Sto cercando di avere la maggioranza in Senato”
VERBALE: di trascrizione di conversazioni telefoniche in arrivo ed in partenza sull'utenza avente il numero XXX XXXXXXX in uso a Saccà Agostino, come da decreto del 05.06.2007 emesso dalla Procura della Repubblica di Napoli a firma del Dott. Dr. Vincenzo PISCITELLI
Data: 21/06/2007
Ora: 18:40:09 Durata: 0:07:17
S.S. = Segretaria Saccà
S. = Saccà
S.P. = Segretaria Presidente
P. = Presidente
S: Pronto.
S.S.: Direttore, glielo passano.
S: Si,.. pronto.
S.P.: Si Direttore, le passo il Presidente.
S: Si, grazie.
P: Agostino!
S: Presidente! Buonasera ..come sta ... Presidente...
P: Si sopravvive...
S: Eh .. vabbè, ma alla grande, voglio dire, anche se tra difficoltà, cioè io ... lei è sempre più amato nel paese ...
P: Politicamente sul piano zero ...
S: Si.
P: ... Socialmente, mi scambiano ... mi hanno scambiato per il papa..
S: Appunto dico, lei è amato proprio nel paese, guardi glielo dico senza nessuna piangeria ...
P: Sono fatto... oggetto di attenzione di cui sono indegno ...
S: Eh .. ma è stupendo, perchè c'era un bisogno ... c'è un vuoto ... che .. che lei copre anche emotivamente ... cioè vuol dire ... per cui la gente .. proprio ... è cosi ... lo registriamo...
P: E' una cosa imbarazzante ..
S: Ma è bellissima, però
P: Vabbè .. allora?
S: Presidente io la disturbo per questo, per una cosa fondamentale, volevo dirle alcune cose della Rai importanti in questo momento, perchè abbiamo faticato tanto per conservare la maggioranza .. eh, la maggioranza cinque è importante anche in questo passaggio, riusciamo a conservarla per un anno dopo la ... ma è strategica questa cosa, ma se la stanno giocando in una maniera .. stupida ... proprio, cioè ... quindi, volevo.. lei già lo sa ... perchè le avevo... volevo darle questo allarme, perchè, allora, se abbiamo la maggioranza in consiglio, e quindi abbiamo una forte importanza, questa maggioranza non la smonta più nessuno ormai dopo la decisione...
P: si, ... non capisco Urbani che fa lo stronzo, no?!
S: Mah! Allora ... Urbani, io non .. non lo so .. penso che in questi giorni sono stati più i nostri alleati ... che hanno un pò .. no! ... lui forse ha fatto un errore su Minoli ...e l'altra volta ... eh .. però sono stati un pò .. AN e anche la Lega, che per un piatto di lenticchie hanno spaccato la maggioranza ... dopo quindici giorni, in cui la maggioranza era uscita saldissima dalle aule giudiziarie, cioè quello che non è riuscito con specie ...
P: Mamma mia, vabbè, adesso io ho dovuto ... interessarmi di questa cosa....
S: Gli è riuscito con Speciale .. gli è riuscito forse con quello della Polizia ...
P: .. adesso li richiamo .. a ..(parola incomprensibile) ...
S: Li richiami lei all'ordine .. Presidente ...
P: Daccordo.
S: .. perchè abbiamo una grande vittoria .. qui in azienda stavamo riprendendo ...anche con Sensi ... Ingiro (fonetico) ..
P: vabbè .. va bè .. adesso vediamo, vediamo un pò. Senti, io ... poi avevo bisogno di vederti ..
S: Si.
P: perchè c'è Bossi che mi sta facendo una testa tanto ..
S: si .. si ..
P: .. con questo cavolo di .. fiction .. di Barbarossa ..
S: Barbarossa è a posto per quello che riguarda .. per quello che riguarda Rai fiction, cioè in qualunque momento ...
P: allora mi fai una cortesia ...
S: si
P: puoi chiamare la loro soldatessa che hanno dentro il consiglio ..
S: si.
P: .. dicendogli testualmente che io t'ho chiamato ...
S: vabbene, vabbene ..
P: ...che tu mi hai dato garanzia che è a posto ..
S: si, si è tutto a posto ..
P: .. chiamala, perchè ieri sera ..
S: la chiamo subito Presidente ...
P: ... a cena con lei e con Bossi, Bossi mi ha detto, ma insomma .. di qui di là ... dice ... Ecco, se tu potevi fare sta roba ...mi faresti una cortesia.
S: allora diciamola tutta ... diciamola tutta Presidente .. cosi lei la sa tutta, intanto il signor regista ha fatto un errore madornale perchè un mese fa ... ha dato .. e loro lo sanno .. ha dato un'intervista alla Padania, dicendo che aveva parlato con Bossi e che era tutto... io, ero riuscito a rimetterla in moto la cosa, che era tutto a posto perchè aveva parlato col Senatur .. bla, bla, bla ... il giorno dopo il corriere scrive ...
mercoledì, 19 dicembre 2007
Ecco uno spettacolo che consiglio a tutti. Dopo una giornata massacrante (sveglia alle 6.30, ore di lavoro snervante e irrilevante, fatiche fisiche, aperitivo in mezzo a umanità gaia) ecco alle nove della sera questo spettacolo di cui sapevo poco. Due ore e mezza è la durata che scopro solo quando sono nel foyer del teatro dell’Elfo. Ho temuto l’abbiocco invece divertimento, ironia e emozione. Veramente sorprendente.
TRAMA
Due famiglie incrociano i destini a causa dei figli quindicenni caparbiamente decisi a sposarsi. Un banale incidente stradale catapulta il protagonista-narratore, Ezio, al centro di questo microcosmo, nel quale i genitori possono essere saggi, ma anche più sballati dei figli, le madri nevrotiche e coraggiose, le nonne inevitabilmente svampite, le figlie bellissime e i cani cocciuti e innamorati. In poche parole, due famiglie di oggi, che sfuggono alle catalogazioni e alle etichette, in evoluzione continua, in equilibrio precario, vive, felici e confuse.
Ezio ha trentuno anni, sostiene di non avere grossi problemi (ma soffre di mal di schiena e di crisi di panico), è ricco (perché ha ereditato dal padre il brevetto della pallina per lavatrice), è stato mollato dalla fidanzata: «Il momento era arrivato. L’incidente aveva rotto qualcosa e non parlo solo di alcune mie ossa... da quel momento in poi non ho mai più avuto voglia di stare da solo, di mangiare da solo, di vivere da solo».
Happy Family (in cartellone fino al 31 dicembre) è scritto da Alessandro Genovesi, giovane attore all’esordio come drammaturgo. Premetto che adoro le storie corali che si intrecciano, la mia tesi su Robert Altman non è casuale... E questa ne è un esempio perfetto: uno spettacolo brillante anche se a tratti doloroso, impeccabile nel sfumare i sentimenti e capace di suscitare emozioni non banali. Una bella leggerezza nel raccontare la quotidianità con tutte le nevrosi contemporanee, le paure, le solitudini, le insicurezze, i rapporti di coppia, la famiglia, il bisogno d’amore... Bellissimo cast in cui spiccano le meravigliose attrici e il surreale cane che parla francese.
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